Il sito di un’azienda industriale smette di funzionare molto prima di smettere di rispondere. Il server risponde, le pagine si caricano, e intanto il sito ha smesso di lavorare come strumento commerciale. Succede quando il volume dei contenuti supera la capacità dell’architettura di contenerli con ordine.
Un’azienda manifatturiera con oltre mille installazioni nel mondo. Una società di ingegneria con oltre 45 anni di attività. Un centro di ricerca attivo da oltre trent’anni nel campo delle energie rinnovabili. Tre organizzazioni con scale diverse, in settori diversi, che si sono trovate davanti allo stesso problema: come si presenta una realtà complessa senza che il sito diventi un archivio inaccessibile?
La risposta sta quasi sempre a monte della tecnica, nell’architettura informativa: la disciplina che decide cosa mostrare, a chi, in quale sequenza e con quale livello di dettaglio.
Perché il sito web di un’azienda industriale cede sotto il peso del catalogo
Starmatik è un’azienda di Spresiano, in provincia di Treviso, che progetta sistemi di automazione per la lavorazione della lamiera. Installazioni in 40 paesi. Un catalogo tecnico denso di specifiche e di casi applicativi. Il sito precedente conteneva tutte queste informazioni, ma non le organizzava.
Un direttore di produzione alla ricerca di una macchina adatta al proprio ciclo e un responsabile acquisti che valutava un potenziale fornitore si trovavano davanti allo stesso percorso di navigazione. E nessuno dei due trovava quello che cercava con la rapidità che il contesto B2B richiede.
Il problema non era la quantità di pagine. Era l’assenza di percorsi di navigazione differenziati per profilo e per obiettivo. Un sito industriale serve interlocutori con domande diverse: chi cerca un prodotto specifico, chi esplora le competenze del fornitore, chi valuta un’eventuale collaborazione. Ognuno di questi percorsi ha bisogno di una porta d’ingresso propria.
L’intervento è partito dal progetto di un sistema di componenti modulari: schede prodotto con specifiche tecniche, casi applicativi con dati di performance, sezioni competenze navigabili per settore. Questa struttura consente all’utente di raggiungere l’informazione attraverso percorsi paralleli senza mai perdere l’orientamento nella struttura complessiva. Un design system industriale, con una palette cromatica calibrata per guidare l’attenzione e una tipografia progettata per la lettura di dati tecnici, non per la decorazione.
Per chi sta valutando un intervento più ampio, abbiamo raccolto i criteri pratici di quando rifare il sito aziendale e quando intervenire su quello esistente e come affrontare un rebranding digitale di un’azienda storica senza perdere identità.
Il sito Starmatik ha ricevuto da Awwwards una Honorable Mention.
Quando il sito deve funzionare per più società del gruppo con un unico backend
F&M Ingegneria è una società di ingegneria multidisciplinare e internazionale, fondata nel 1978 come Favero & Milan Ingegneria, con sede a Mirano (Venezia) e uffici in Europa e in Medio Oriente. Il gruppo riunisce più società operative, ciascuna con le proprie competenze e i propri mercati di riferimento.
Il problema architetturale qui era diverso da quello di Starmatik. Al posto di un catalogo prodotti serviva una piattaforma digitale che funzionasse simultaneamente come strumento di business development per clienti pubblici e privati, come piattaforma di recruiting per ingegneri specializzati e come vetrina istituzionale per qualifiche e gare d’appalto.
Tre funzioni, tre pubblici, un unico sistema. E con un vincolo aggiuntivo: il modello doveva essere replicabile per le società del gruppo in mercati internazionali, mantenendo coerenza visiva e gestione centralizzata dei contenuti.
La risposta è stata un design system modulare che governa l’intero gruppo: schede progetto con dati quantitativi (tipo di intervento, ruolo di F&M, fotografia di cantiere), profili team strutturati per competenza e sede, integrazione con LinkedIn Jobs per la pubblicazione automatica delle posizioni aperte.
Un backend WordPress con campi strutturati che permette a ogni sede di aggiornare i propri contenuti in autonomia, senza intervento tecnico e senza rischio di compromettere la coerenza dell’insieme.
Quando è nata la necessità di creare il sito per la filiale francese, l’architettura modulare ha permesso di replicare il modello in tempi significativamente ridotti rispetto a una progettazione da zero.
Oltre trent’anni di ricerca in una tassonomia navigabile
Seapower è un consorzio di ricerca partecipato dall’Università Federico II di Napoli, con parte degli uffici presso il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale e attività di progettazione e prova avviate nel 1988. Progetta impianti eolici a terra e a mare, fotovoltaici, agrovoltaici e sistemi di accumulo, e conduce progetti di ricerca e sviluppo cofinanziati da istituzioni regionali, nazionali ed europee.
Il problema qui non era la scala numerica. Era la densità informativa. Ogni progetto porta con sé dati tecnici, capacità installata, tipologia di impianto, localizzazione, partner coinvolti, pubblicazioni scientifiche correlate. E ogni interlocutore, dal finanziatore istituzionale al partner industriale, dall’ente europeo all’amministratore pubblico, ha bisogno di informazioni diverse dallo stesso corpus di dati.
L’intervento è partito da una mappatura sistematica dell’intero patrimonio informativo, con una tassonomia che classifica i progetti per settore e tipologia e li rende consultabili e filtrabili. Un design istituzionale, senza elementi decorativi, con una palette che comunica energia e sostenibilità. Bilingue italiano-inglese, con lazy loading per gestire la densità dei contenuti senza penalizzare i tempi di caricamento.
Il denominatore comune: l’architettura informativa viene prima della tecnologia
Tre aziende, tre settori, tre scale diverse. Ma lo stesso schema di progettazione.
Prima si mappa, poi si costruisce. In tutti e tre i casi, la fase di architettura informativa, ovvero classificare i contenuti, definire i percorsi di navigazione e stabilire le gerarchie, ha preceduto qualsiasi decisione tecnologica. Il CMS, le librerie di sviluppo, le scelte di hosting sono conseguenze dell’architettura, non premesse.
Il design system non è un lusso estetico. È un’infrastruttura. Componenti riutilizzabili come schede prodotto, profili e card progetto garantiscono coerenza visiva e operativa anche quando i contenuti crescono di un ordine di grandezza. Senza un design system, ogni nuova pagina è un’occasione per introdurre incoerenza.
L’autonomia del team interno è un requisito, non un optional. Un sito con centinaia di contenuti che richiede un’agenzia per ogni aggiornamento non è uno strumento, è un collo di bottiglia. In tutti e tre i casi, il backend è stato progettato con campi strutturati che consentono al team dell’azienda di aggiornare contenuti in autonomia, mantenendo la qualità e la coerenza dell’insieme senza competenze tecniche.
Il problema che queste tre aziende condividevano non era la mancanza di un sito. Era la mancanza di un sito che crescesse con loro. La differenza tra un sito che funziona e uno che funziona a lungo sta nella qualità dell’architettura che lo sorregge, e nelle decisioni progettuali prese prima ancora di scrivere la prima riga di codice.
Da dove si parte
Il primo passo non richiede un preventivo. Conviene prendere l’elenco delle pagine del sito ed etichettare ciascuna con la domanda a cui risponde e con il profilo che se la pone: chi cerca una macchina, chi valuta il fornitore, chi si candida. Nella pratica metà delle voci resta senza etichetta: sono le pagine nate per riempire un menu, e sono la prima cosa da togliere.
Il secondo passo è contare quante volte, nell’ultimo anno, un aggiornamento di contenuto è passato da un fornitore esterno. Il conto si fa in mezz’ora. Quel numero misura il costo dell’architettura attuale meglio di qualsiasi diagnosi tecnica. Nei progetti che seguiamo in Newwave la riprogettazione parte da questi due conteggi, e la tecnologia si sceglie per ultima.
Se il tema ti interessa, approfondisci anche le architetture per l’e-commerce B2B e le scelte progettuali dietro un portale clienti B2B industriale.
Esigenze come quelle di un’azienda del trevigiano sono il terreno del nostro lavoro di web agency a Treviso.
chiedi al consulente AI da quale parte del catalogo conviene partire: bastano poche domande per inquadrare il problema.