Seapower
Presenza digitale in due lingue per un consorzio campano che fa ricerca applicata sull'energia dal mare e dal vento. I contenuti sono ordinati per chi deve capire, in pochi minuti, se quel gruppo può essere il partner giusto.
Ricerca sulle rinnovabili, ordinata per ambito
Seapower è un consorzio di ricerca senza scopo di lucro nato nel 1988 presso la Federico II di Napoli. Opera nella progettazione di sistemi per energie rinnovabili, con collaborazioni dirette con la Commissione Europea.
Serviva un sito ordinato per chi valuta una collaborazione.
Interlocutori con domande diverse
Seapower opera all'intersezione tra ricerca accademica e industria energetica. Gli interlocutori sono investitori istituzionali, enti europei, partner industriali, ognuno con esigenze informative diverse.
La sfida: organizzare la densità informativa in modo navigabile, rendendo accessibili progetti e ricerca in italiano e inglese senza sacrificare la profondità tecnica.
Il sito web di un consorzio sulle energie rinnovabili, dall'indice al design
Il progetto è partito dalla mappatura dei contenuti: servizi, portfolio progetti, laboratori, team, pubblicazioni. Su questa base è stata costruita una tassonomia navigabile per settore e tipologia.
Il design riflette il posizionamento: professionale, istituzionale, senza decorazioni superflue. Il sito è bilingue, con un backend che consente al team di aggiornare autonomamente progetti e news.
Il primo contatto internazionale
Il sito funziona come primo punto di contatto per partner e finanziatori internazionali. Il portfolio progetti è consultabile e filtrabile.
La sezione career supporta il recruiting di profili specializzati. L'area news mantiene visibilità su bandi europei e collaborazioni istituzionali.
Domande frequenti sul sito di un ente di ricerca
Senza scegliere un pubblico solo e senza semplificare tutto. Seapower parla con enti europei, investitori istituzionali e partner industriali, che dalla stessa organizzazione vogliono cose diverse: chi cerca competenze verificabili, chi il portfolio, chi i laboratori. Il sito tiene percorsi separati sopra lo stesso patrimonio di contenuti, invece di appiattirlo in una presentazione generica.
Dall'inventario, prima del disegno. Si mette in fila ciò che il gruppo produce davvero, e su quella base nasce un ordinamento consultabile per ambito e per tipo di lavoro. Partire dalla grafica con materiale denso e non ordinato produce pagine gradevoli in cui nessuno trova quello che cerca.
Che l'inglese non è la versione ridotta dell'italiano. Un partner europeo che arriva dalla versione inglese deve trovare la stessa profondità: stessi progetti, stesse schede, stessa navigazione. Il backend permette al team di aggiornare le due versioni in autonomia, che è la condizione perché restino allineate nel tempo.
In modo filtrabile, non in ordine di data. Chi valuta una collaborazione cerca un ambito o un tipo di intervento preciso: se lo trova subito, l'intervallo fra la visita e la richiesta di contatto si accorcia. È così che un archivio smette di essere una raccolta e diventa uno strumento di sviluppo.
Sì. Le posizioni aperte hanno una pagina propria, e le notizie tengono visibili le collaborazioni in corso e i finanziamenti ottenuti. Per un gruppo che vive di commesse scientifiche, raccontare ciò che è aperto adesso è anche il modo più diretto per attirare chi vorrebbe parteciparvi.
Newwave, che progetta piattaforme digitali per organizzazioni tecniche e scientifiche. Il lavoro comprende architettura dell'informazione, design, sviluppo, struttura bilingue e impostazione della visibilità sui motori di ricerca.